«Ricordo con affetto le esperienze fatte nella redazione di “Koinè” e poi in una radio con Luciano Fiorino»

Ex mauroliciano, classe 1986, messinese doc. La personalità di Dario Morelli contiene molte anime. Da adolescente sognava di fare il giornalista e metteva la sua penna a disposizione del “Koiné”, il giornale studentesco del liceo classico. Da adulto, con gli occhi di chi non si sente arrivato, può raccontare la bellezza di una professione, il media lawyer, legata sia al diritto che ai media, che lo ha portato a diventare direttore generale di “The Apartment”, la stessa società che ha prodotto “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, già  Leone d’argento del Gran premio della Giuria a Venezia 78, entrato nella cinquina per l’Oscar come miglior film internazionale  dell’edizione 94 dei Premi dell’Academy Awards, in programma il prossimo 27 marzo a Los Angeles.

Un percorso importante che non immaginava di poter intraprendere e che non lo porta nemmeno a fare bilanci che sarebbero prematuri. Ma si accende di entusiasmo quando, riavvolgendo il nastro dei ricordi, si rivede studente. «Gli anni del “Maurolico” sono stati stupendi. Eravamo – racconta – la cosiddetta “generazione 56k”, l’ultima ancora libera dall’orrore dei registri elettronici, dei gruppi whatsapp di genitori, del cyberbullismo, del revengeporn. Tra i banchi di scuola ho conosciuto ragazzi straordinari, inclusa Roberta, colei che sarebbe diventata poi mia moglie, e ho cominciato a scrivere. Molti redattori del giornale d’istituto, il “Koiné”, e io tra questi, perseguivano all’epoca l’obiettivo di superare i limiti, per quanto l’istituto lo consentisse. Così finimmo per scrivere di qualsiasi argomento: dalla politica alle pulsioni suicide, dalle possessioni demoniache al terrorismo. Per un articolo, un mio amico finì persino dai carabinieri, sospettato di istigazione a delinquere. Che tenerezza a pensarci oggi». Una passione per la scrittura che non si è spenta neanche quando Morelli si è iscritto a Giurisprudenza: «All’Università ho provato a portare lo stesso spirito goliardico sul mai abbastanza rimpianto “Ufficio Spettacoli”, il leggendario free-press messinese. Su quelle pagine, e in seguito anche sulle frequenze di RadioStreet, il direttore Luciano Fiorino mi ha consentito per anni qualsiasi libertà editoriale, fino al delirio e oltre. Non smetterò mai di ringraziarlo per questo. Quindi, anche se non ho mai intrapreso un vero percorso per diventare giornalista, queste esperienze fortunate e inestimabili hanno acceso la mia passione per la comunicazione e mi hanno offerto strumenti e risorse per affrontare la vita».

Dopo la laurea magistrale il giovane non si è mai fermato. All’Università statale di Milano ha conseguito un dottorato in Diritto ecclesiastico, perseguendo quello che di fatto era un puro interesse culturale, trasmessogli a Messina dalla prof. Sara Domianello, persona che definisce «eccezionale». E di fatto ha cominciato a lavorare subito nella consulenza legale del settore media e si è sempre occupato di tecnologia, media e telecomunicazioni. Ha lavorato in aziende e in due studi e nel 2015 è entrato a far parte di “Fremantle”, dove si è occupato di tutte le esigenze legali, dal corporate al labour, dal regolamentare alla contrattualistica, fino al diritto del cinema, dell’audiovisivo e del giornalismo. Prima del nuovo incarico manageriale.

«Un “media lawyer” – precisa – conosce la normativa che disciplina la comunicazione, la tutela dei dati personali, il diritto d’autore, la deontologia. Negozia e scrive contratti, cura il contenzioso, e in genere offre assistenza legale a tutto tondo a chi, a vario titolo, lavora nell’industria dei media. In un paese come l’Italia, che soffre di iper-regolamentazione e di una sovrabbondanza di norme (primarie e secondarie, europee, statali e locali) che disciplinano qualunque tema, anche gli avvocati devono essere iper-specializzati. Funziona così nel settore agricolo, in quello energetico, nel food and beverage, nell’edilizia, e anche nei media. Poi, nello specifico del mio percorso, dopo qualche anno sono passato dal settore legale a quello manageriale a tutto tondo, assumendo la responsabilità di direttore generale della società di produzione cinematografica e televisiva in cui lavoro. È un percorso possibile, che passa dal diritto ma non si esaurisce a quello, e che auguro di poter compiere a chiunque abbia una forte passione».

Un lavoro che regala anche emozioni: « Il ricordo più emozionante, che mi porterò per sempre è aver partecipato alla serata finale della Mostra del cinema di Venezia, dove il film di Sorrentino ha vinto il Leone d’argento, un premio storico, prestigiosissimo, che mancava all’Italia da tanti anni. È stata una vittoria per tutto il paese, perché conseguita in Italia da un film italiano, in una Mostra mai così ricca di film e autori eccezionali provenienti da tutto il mondo. E anche tutto ciò che è venuto dopo, le candidature ai Golden Globe, agli Oscar del cinema europeo e, infine, la nomination agli Oscar come miglior film straniero, è un traguardo che emoziona tre volte: per il nostro cinema nazionale, perché conseguito da un meraviglioso film che mostra anche la poesia e la bellezza del nostro Sud, e anche perché a raggiungere questi obiettivi è stata una società, quella in cui lavoro, che esiste da poco meno di due anni». Il messinese, che ci tiene a ribadire di essere un tifoso sfegatato dell’Acr Messina, lancia un messaggio a tutti coloro che leggeranno la sua storia: «Premesso che la fortuna svolge un ruolo più che decisivo nelle nostre vite, dentro questa cornice suggerirei di non sopprimere del tutto le proprie passioni, nonostante le circostanze tendano continuamente a portarci da tutt’altra parte. A volte vale la pena assecondare gli eventi, continuando a esercitare tutta la propria intelligenza per trovare un modo di inserirci dentro un po’ di quelle passioni. Il risultato finale – conclude – sarà molto diverso da quello che ci si era immaginati all’inizio, ma magari andrà benissimo così».

FONTE

Gazzetta del Sud
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